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A caccia del reale.... - gli scompaginati

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A caccia del reale....

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a cura di Silvia Bordo

Indovinello di Silvia

13
recensioni
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Iolanda
Domenica 20 Set 2026
Mi associo al gruppo 2 stelle. Questo libro poteva avere delle grandi potenzialità (ambiente socio culturale molto interessante, doppia lingua, personaggi diversi e particolari, ognuno con proprie caratteristiche ben delineate) rovinate dall'"inutile lunghezza". Peccato. Le due storie che viaggiano parallele si perdono in tanti episodi, alcuni molto divertenti, ma davvero sfilacciati. In particolare ho trovato noiosa la storia dell'autore adulto che si scopre attraverso improbabili, lunghissime mail alla povera Evelyn. Intorno al 70esimo capitolo ho cominciato a dare segni di cedimento, verso il 90esimo il mio sentimento dominante era "uffa che barba", ma in realtà non posso dire che non mi sia piaciuto. Semplicemente concordo con chi mi ha preceduta che manca di organicità e di senso di completezza e, aggiungo, con uno stile narrativo scorrevole ma molto semplice.
Angela
Martedì 15 Set 2026
La lettura di questo libro é stata un'immersione duratura in un mare calmo ma anche un pó caldo, proprio come quello che mi ha accompagnato in questa torrida estate. La sensazione era piacevole, anzi, direi l'unico posto senza aria condizionata in cui riuscire a stare. Una scrittura contemporanea amica, praticamente sorella, così vicina che leggere questo libro mi é sembrata un'azione passiva e attiva al tempo stesso. Mi spiego meglio, io guardo pochissima TV e quasi nessuna serie, ma leggendo "le sorelle" ho avuto il sospetto che immagino si abbia sprofondati sul sofá con gli occhi incollati sullo schermo. Ogni capitolo ha la struttura di un racconto a sé stante, che si conclude quasi sempre in modo imprevedibile. Anche i balzi spazio-temporali degli episodi sono escamotage tipici delle sequenze televisive. Paradossalmente ho trovato l'ultimo capitolo quello meno conclusivo di tutti. Oppure l'autore ha voluto lasciarlo aperto volutamente, per marcare la sospensione della vita che stiamo vivendo.
Anche io sono una di tre sorelle, tutte diverse ma con la stessa madre, come le Mikkola. Io mi sento molto vicina ad Anastasia, molto.
claudia
Lunedì 14 Set 2026
Mi trovo molto in linea con i giudizi di Lucia, Costanza e Cristiana. Anch’io nutrivo grandi aspettative e l’inizio del romanzo, con l’alternarsi dei brevi capitoli visti dall’autore e dalle sorelle, mi aveva appassionato. L’entusiasmo iniziale è progressivamente scemato per l’eccessiva dilatazione della scrittura e per una parte finale deludente. Poco credibile tutta la vicenda della “maledizione “ e la descrizione della presunta depressione del narratore (coincidente nell’età di inizio con quella del padre - ma perché?). Concordo su alcune piacevoli scene quali quelle già citate a cui aggiungo la vacanza di Ina con la famiglia di Hector, ad esempio, ma l’insieme mi sembra poco organico
Lucia
Giovedì 10 Set 2026
il romanzo non mi ha convinto nè coinvolto più di tanto. Mi è piaciuta la descrizione fisica e caratteriale delle tre sorelle, le loro manie, la loro diversità, le loro storie di vita. Non mi ha convinto la trama, non bene delineata: non si capisce come faccia il protagonista-autore a conoscere così intimamente la vita e i pensieri delle sorelle, non si capisce come sia possibile che il padre del protagonista-autore sia al contempo il padre di tutte e tre le sorelle, non si capisce perchè solo il protagonista-autore sia l'unico a soffrire di problematiche di integrazione. Insomma, la mia impressione è che su un romanzo autobiografico non molto corposo il protagonista-autore abbia voluto innestare una storia di fantasia che a me personalmente pare poco credibile, ma ammetto, a tratti divertente. Due stelle e mezzo
Costanza
Giovedì 03 Set 2026
Questo romanzo mi ha lasciata un po' perplessa. Ci sono delle descrizioni ben fatte che mi hanno colpito e trascinato come la scena del trasloco di Evelyn, il matrimonio curdo o la pervicacia del protagonista nel rincorrere per anni la donna di cui si innamora (salvo poi glissare drasticamente sullo sviluppo del loro amore). Ma tutte le storie che si intrecciano mi sono sembrate prive di un costrutto organico, senza un ordine logico, senza ritmo. La quaestio dello scambio di padri, che dovrebbe essere il focus del legame fra le sorelle e il protagonista, è solo accennata, lasciando (almeno a me) il dubbio se tutte e tre le sorelle siano figlie di un altro padre (visto che più volte si accenna alla diversità del loro aspetto fisico). L'ho trovato inutilmente lungo come se si perdesse in divagazioni troppo dettagliate (la scena della gita in montagne di Ina e delle sue amiche è infinita con particolari superflui e l'epilogo nello scantinato alla ricerca del figlio a mio parere risibile).
Ecco chi è già entrato!
Miss Isabel Archer
"Nel largo spazio libero tra la folla ed il falò, una ragazza stava danzando.
The person in question was a young lady, who seemed immediately to interpret the greeting of the small beast. He advanced with great rapidity and stood at her feet, looking up and barking hard; whereupon, without hesitation, she stooped and caught him in her hands, holding him face to face while he continued his quick chatter. His master now had had time to follow and to see that Bunchie's new friend was a tall girl in a black dress, who at first sight looked pretty. She was bareheaded, as if she were staying in the house—a fact which conveyed perplexity to the son of its master, conscious of that immunity from visitors which had for some time been rendered necessary by the latter's ill-health. Meantime the two other gentlemen had also taken note of the new-comer. "Dear me, who's that strange woman?" [……]
The girl spoke to Ralph, smiling, while she still held up the terrier. "Is this your little dog, sir?" "He was mine a moment ago; but you've suddenly acquired a remarkable air of property in him." "Couldn't we share him?" asked the girl. "He's such a perfect little darling." Ralph looked at her a moment; she was unexpectedly pretty. "You may have him altogether," he then replied. The young lady seemed to have a great deal of confidence, both in herself and in others […]
She was looking at everything, with an eye that denoted clear perception—at her companion, at the two dogs, at the two gentlemen under the trees, at the beautiful scene that surrounded her. "I've never seen anything so lovely as this place. I've been all over the house; it's too enchanting.
Esmeralda
"Nel largo spazio libero tra la folla ed il falò, una ragazza stava danzando.
Se quella ragazza fosse un essere umano, una fata o un angelo, Gringoire, con tutta la sua filosofia scettica e la sua ironia poetica, non fu in grado di capirlo immediatamente, tanto fu affascinato da quella abbagliante visione.
Non era alta, ma lo sembrava, per come la sua corporatura delicata si slanciava arditamente. Era bruna, ma si capiva che di giorno la sua pelle doveva avere il bel riflesso dorato delle andaluse o delle italiane. Danzava, roteava, turbinava su di un vecchio tappeto persiano gettato negligentemente ai suoi piedi; ed ogni volta che volteggiando la sua splendida figura vi passava davanti, i suoi grandi occhi neri gettavano un lampo di luce.
Intorno a lei tutti gli sguardi erano incantati, tutte le bocche sbalordite; ed in effetti, mentre danzava in questo modo al ritmo di un tamburello che le braccia morbide e pure alzavano sopra il capo, snella, fragile e veloce come una vespa, col suo corsetto d’oro senza pieghe, con la veste colorata che si gonfiava, con le spalle nude e le gambe affusolate che la gonna scopriva per un istante, con i suoi capelli neri ed i suoi occhi incendiari, era una creatura sovrumana"
Ilona
"La conobbi in una crêperie di Ostenda, dove mi ero rifugiato per sfuggire dalla pioggia. Una di quelle pioggerelline gelate, sottili, persistenti, tipiche delle Fiandre, che ti inzuppano in pochi secondi senza che te ne rendi conto. Entrò poco dopo di me. Io mi trovavo seduto di fronte a un tavolino, appoggiato a una vetrata che dava sul molo, assaporando una crêpe alla ricotta. Lei, senza vedermi, scosse la testa per asciugarsi i capelli e mi spruzzò. – Oh, mi scusi! Ho l’impressione di averle rovinato la crêpe. Chiediamone altre due, le faccio compagnia mentre smette di piovere"
Angelica
"Sotto l’impeto della sua bellezza gli uomini rimasero incapaci di notare, analizzandoli, i non pochi difetti che questa bellezza aveva; molte dovevano essere le persone che di questo lavorio critico non furono capaci mai. Era alta e ben fatta, in base a generosi criteri; la carnagione sua doveva possedere il sapore della crema fresca alla quale rassomigliava, la bocca infantile quello delle fragole. Sotto la massa dei capelli color di notte avvolti in soavi ondulazioni, gli occhi verdi albeggiavano, immoti come quelli delle statue e, com’essi, un po’ crudeli. Procedeva lenta, facendo roteare intorno a sé l’ampia gonna bianca e recava nella persona la pacatezza, l’invincibilità della donna di sicura bellezza. Era alta e ben fatta, in base a generosi criteri; la carnagione sua doveva possedere il sapore della crema fresca alla quale rassomigliava, la bocca infantile quello delle fragole. Sotto la massa dei capelli color di notte avvolti in soavi ondulazioni, gli occhi verdi albeggiavano, immoti come quelli delle statue e, com’essi, un po’ crudeli. Procedeva lenta, facendo roteare intorno a sé l’ampia gonna bianca e recava nella persona la pacatezza, l’invincibilità della donna di sicura bellezza. Molti mesi dopo soltanto si seppe che al momento di quel suo ingresso trionfale essa era stata sul punto di svenire per l’ansia"
Anna
“Vronskij entrò nella vettura dietro al capotreno e all’ingresso dello scompartimento si fermò per cedere il passo a una signora che ne usciva. Con l’intuito abituale dell’uomo di mondo, Vronskij ne rilevò l’appartenza al gran mondo. Si scusò, e stava per entrare, quando provò il bisogno di guardarla ancora una volta non perché era molto bella, non per quella eleganza e quella grazia modesta che apparivano da tutta la sua figura, ma perché, nell’espressione piacente del viso, quando gli era passata accanto, c’era qualcosa di affettuoso e di dolce.”
Brunetta
".... avvenne che una feminetta della contrada, la quale Brunetta era chiamata e di cui Chichibio era forte innamorato, entrò nella cucina, e sentendo l'odor della gru e veggendola pregò caramente Chichibio che ne le desse una porzione. Chichibio le rispose cantando e disse: “Voi non l'avrì da mi, donna Brunetta , voi non l'avrì da mi.” Di che donna Brunetta essendo turbata, gli disse: “In fé di Dio, se tu non la mi dai, tu non avrai mai da me cosa che ti piaccia”.
Alexandra
“He sat looking after her. He’d half meant to speak but those eyes had altered  the world forever in the space of a heartbeat. She disappeared beyond the lakeside willows.”
Violante
"Un giorno Cosimo guardava dal frassino. Brillò il sole, un raggio corse sul prato che da verde pisello diventò verde smeraldo. Laggiù nel nero del bosco di querce qualche fronda si mosse e ne balzò un cavallo. Il cavallo aveva in sella un cavaliere, nerovestito, con un mantello, no: una gonna; non era un cavaliere, era un’amazzone, correva a briglia sciolta ed era bionda. A Cosimo cominciò a battere il cuore e lo prese la speranza che quell’amazzone si sarebbe avvicinata fino a poterla veder bene in viso, e che quel viso si sarebbe rivelato bellissimo. Ma oltre a quest’attesa del suo avvicinarsi e della sua bellezza c’era una terza attesa, un terzo ramo di speranza che s’intrecciava agli altri due ed era il desiderio che questa sempre più luminosa bellezza rispondesse a un bisogno di riconoscere un’impressione nota e quasi dimenticata, un ricordo di cui è rimasta solo una linea, un colore e si vorrebbe far riemergere tutto il resto o meglio ritrovarlo in qualcosa di presente. E con quest’animo non vedeva l’ora che ella s’avvicinasse al margine del prato vicino a lui, dove torreggiavano i due pilastri dei leoni; ma quest’attesa cominciò a diventare dolorosa, perché s’era accorto che l’amazzone non tagliava il prato in linea retta verso i leoni, ma diagonalmente, cosicché sarebbe presto scomparsa di nuovo nel bosco.
Già stava per perderla di vista, quand’ella voltò bruscamente il cavallo e adesso tagliava il prato in un’altra diagonale, che gliel’avrebbe portata certo un po’ più vicina, ma l’avrebbe ugualmente fatta scomparire dalla parte opposta del prato. In quel mentre Cosimo s’avvide con fastidio che dal bosco erano sbucati sul prato due cavalli marrone, montati da cavalieri, ma cercò di eliminare subito questo pensiero, decise che quei cavalieri non contavano nulla, bastava vedere come sbatacchiavano qua e là dietro di lei, certo non erano da tenere in nessuna considerazione, eppure, doveva ammettere, gli davano fastidio. Ecco che l’amazzone, prima di scomparire dal prato, anche questa volta voltava il cavallo, ma lo voltava indietro, allontanandosi da Cosimo... No, ora il cavallo girava su se stesso e galoppava in qua, e la mossa pareva fatta apposta per disorientare i due cavalieri sbatacchioni, che difatti adesso se ne galoppavano lontano e non avevano ancora capito che lei correva in direzione opposta. Ora ogni cosa andava veramente per il suo verso: l’amazzone galoppava nel sole, sempre più bella e sempre più rispondente a quella sete di ricordo di Cosimo, e l’unica cosa allarmante era il continuo zigzag del suo percorso, che non lasciava prevedere nulla delle sue intenzioni. Nemmeno i due cavalieri capivano dove stesse andando, e cercavano di seguire le sue evoluzioni finendo per fare molta strada inutile, ma sempre con molta buona volontà e prestanza.
Ecco, in men che Cosimo  s’aspettasse, la donna a cavallo era giunta al margine del prato vicino a lui, ora passava tra i due pilastri sormontati dai leoni quasi fossero stati messi per farle onore, e si voltava verso il prato e tutto quello che v’era al di là del prato con un largo gesto come d’addio, e galoppava avanti, passava sotto il frassino, e Cosimo  ora l’aveva vista bene in viso e nella persona, eretta in sella, il viso di donna altera e insieme di fanciulla, la fronte felice di stare su quegli occhi, gli occhi felici di stare su quel viso, il naso la bocca il mento il collo ogni cosa di lei felice d’ogni altra cosa di lei, e tutto tutto tutto ricordava la ragazzina vista a dodici anni sull’altalena il primo giorno che passò sull’albero: Sofonisba Viola Violante d’Ondariva."

Mercedes
Una bella ragazza con i capelli corvini, gli occhi vellutati come quelli di una gazzella, stava in piedi, appoggiata a una parete, e stropicciava tra le dita affusolate e dalla forma antica un'innocente erica di cui strappava i fiori e i cui frammenti erano già sparpagliati a terra. Le sue braccia nude fino al gomito, le sue braccia brunite, ma che sembravano modellate su quelle della Venere di Arles, fremevano con una sorta di febbrile impazienza, e lei batteva a terra il piede agile e arcuato, sicché si intravedeva la forma pura, fiera e ardita della gamba, coperta da una calza di cotone rosso a ricami grigi e azzurri.
Gli Scompaginati - circolo di lettura via assarotti 39 - genova ITALY
Gli Scompaginati - circolo di lettura - c/o valeria lelli - via assarotti 39 - genova ITALY
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