Strega 2026 - 10-12
PREMIO STREGA
2 recensioni
Cristiana
Domenica 17 Mag 2026
Libro deludente. Volutamente l'autrice non si dedica a Camus ma alle sue quattro vedove. Eppure, appena letto il capitolo dedicato alla prima (moglie tradita lasciata nella sua grigia cornice), e in successione, alla seconda, terza e quarta, la sensazione è che tutte si cancellino e sbiadiscano e sovrappongano, avendo vissuto, ciascuna di loro e in contemporanea, una finzione amorosa carica di tutti i clichè (compresi i regali uguali ricevuti dall'amante).
L'effetto è un po' Vanity Fair.
L'effetto è un po' Vanity Fair.
Iolanda
Lunedì 04 Mag 2026
Totalmente d'accoro con Cristiana. Darei 1 se non fosse per la ricerca che sta dietro al libro e il buon stile. Aggiungo che forse è il libro che mi ha meno interessato nell'ultimo decennio...
4 recensioni
IRENE
Lunedì 25 Mag 2026
Non aggiungo molto a quanto già scritto dalle altre: libro sofisticato e delicato al tempo stesso, appassionante, un ritorno che non ripara la partenza... do 4 però per il finale...
Rosella
Domenica 17 Mag 2026
Di questo libro mi è piaciuto praticamente tutto, la lingua, ricca, gustosa ed elegante, i personaggi, tutti ben delineati e interessanti, la storia principale, quella di Neela che decide di tornare in Sri Lanka dopo trent’anni di emigrazione in Italia. Gli altri personaggi le girano intorno, le sorelle, la figlia, le nipoti, con le loro diverse personalità, le loro aspirazioni, i loro valori. Gli uomini, mariti e padri, sono in un cerchio più esterno e sbiadito, sono assenti o comunque più lontani nel tempo o nello spazio.
Ho trovato molto ben caratterizzati i datori di lavoro di Neela, Gino e Rosanna, due persone corrette e affettuose nei riguardi di Neela e di sua figlia, a cui evidentemente negli anni si sono affezionati molto. C’è affetto sincero, eppure… eppure Ayesha, la figlia e narratrice, non risparmia qualche notazione amara sull’atteggiamento dei bianchi - anche quelli con le migliori intenzioni- verso i neri, così come gli immigrati non riescono mai a sentirsi come gli altri, neanche dopo 30 anni e neanche se economicamente realizzati. Fa riflettere….
Ho trovato molto ben caratterizzati i datori di lavoro di Neela, Gino e Rosanna, due persone corrette e affettuose nei riguardi di Neela e di sua figlia, a cui evidentemente negli anni si sono affezionati molto. C’è affetto sincero, eppure… eppure Ayesha, la figlia e narratrice, non risparmia qualche notazione amara sull’atteggiamento dei bianchi - anche quelli con le migliori intenzioni- verso i neri, così come gli immigrati non riescono mai a sentirsi come gli altri, neanche dopo 30 anni e neanche se economicamente realizzati. Fa riflettere….
Valeria
Sabato 02 Mag 2026
L’anno scorso mi è piaciuto molto La signora meraviglia, quest’anno mi sono entusiasmata su Acqua sporca. Il tema è lo stesso (emigrazione e identità) ma qui è declinato su più piani e con ricchezza e profondità ancora maggiori. Lì l’Africa, qui l’Asia di Ceylon. Lì un filo narrativo unico, seppur collegato a più generazioni , qui l’intreccio di più fili, le vite di tre sorelle e delle loro figlie - un libro molto femminile - le cui vite, improntate su scelte molto diverse- si alternano nei diversi capitoli del libro, tutti raccontati in terza persona salvo quello della figlia che dell’Europa ha fatto la sua casa.
Nostalgia, invidia, dolore, amore, speranza, rabbia. Magia, arte, tradizione, riti. Pioggia, siccità, sole, vento. L’autrice padroneggia con grande sapienza una infinità di temi diversi su livelli diversi, senza mai perdere il filo, senza farlo perdere al lettore. Un libro bellissimo che si legge d’un fiato - io l’ho iniziato la notte e l’ho finito alla sera - e che certamente meriterebbe uno Strega (anche se non lo vincerà: una donna, e pure di origini extracomunitarie! Figuriamoci)
Nostalgia, invidia, dolore, amore, speranza, rabbia. Magia, arte, tradizione, riti. Pioggia, siccità, sole, vento. L’autrice padroneggia con grande sapienza una infinità di temi diversi su livelli diversi, senza mai perdere il filo, senza farlo perdere al lettore. Un libro bellissimo che si legge d’un fiato - io l’ho iniziato la notte e l’ho finito alla sera - e che certamente meriterebbe uno Strega (anche se non lo vincerà: una donna, e pure di origini extracomunitarie! Figuriamoci)
Clelia
Giovedì 23 Apr 2026
Ho amato molto “Le sette lune di Maali Almeida”, che, a distanza di qualche tempo, reputo uno dei libri più significativi che ho letto negli ultimi anni (grazie Paola!!); “Acqua sporca” riporta ad alcuni tratti della medesima cultura, rapportandoli però al mondo occidentale: gli yakshaia hanno credibilità anche nella periferia milanese. Uyangoda scrive benissimo, ha un occhio attento, a volte cinico, a volte sensibile, ma sempre intelligente. Siamo abituati a modulare le nostre vite in un ambito a valle di una serie di valori e di abitudini, da cui, almeno ogni tanto, è bene alzare gli occhi. Attraverso le storie di tre sorelle (una che emigra da Ceylon, una il cui marito emigra, e una che rimane), ma anche attraverso la signora che presuppone che l’estetista debba avere a cuore i suoi problemi, e i diversi personaggi nel loro legami affettivi sinceri ma ambivalenti perché inquinati dalla subordinazione lavorativa, Uyangoda racconta i diversi mondi nel mondo. Forse le stelline potrebbero essere 4 e mezzo, per il finale un po' tronco, ma nel complesso secondo me vale 5.
3 recensioni
Lucia
Martedì 12 Mag 2026
il libro è suddiviso in capitoli brevissimi, quasi fossero temi delle elementari, il linguaggio è basilare, nessuno dei rapporti difficili tra i personaggi viene approfondito. La bambina (e lo scrittore) si limita a raccontare e nemmeno alla fine la bambina ormai adulta esprime alcun tipo di giudizio sulla madre. La scelta dello scrittore di limitarsi a riportare vari fatti comporta un giudizio negativo non solo sull personaggio della madre, ma anche sullo scrittore, che ha fatto a sua volta un compitino da elementari. Voto 2.
Clelia
Giovedì 30 Apr 2026
Con tutta la comprensione e il rispetto per i sentimenti di una bimba che ha subito la latitanza della madre, ho trovato il libro molto noioso. Sotto il profilo della scrittura, c’è qualcosa che non torna fra il passato remoto della narrazione (all’inizio viene posto un distacco temporale dagli eventi ”solo molto tempo dopo la nonna mi ha detto che…”) e i pensieri di bimba riportati in presa diretta, spesso scritti come pensierini per la maestra, pieni di luoghi comuni “Quando venivano a trovarci i nonni ero al settimo cielo. Durante quei mesi erano venuti già almeno due volte .. tutto il tempo libero dalla scuola lo passavo con loro in giro per la città a fare cose divertenti…” . Visto che, come ha scritto anche Iolanda, non c’è nessuna considerazione data dalla prospettiva temporale, forse un tempo presente o una forma di diario sarebbe stata più convincente.
Iolanda
Lunedì 27 Apr 2026
Questo libro è il contrario dello "Sbilico": trama interessante con una enorme potenzialità (è la storia della quotidianità di una bambina che vive in clandestinità con la madre accusata di terrorismo, fuggita dall'Italia), ridotta a un libretto facile facile con sintassi da prima elementare. E' vero che chi parla è una bambina di 8 anni, ma in realtà è un'adulta che ricorda le vicende di quando era bambina. In ogni caso un finalista Strega, un autore navigato come Vichi poteva certamente fare di meglio. Nessuna complessità, nessun, approfondimento psicologico, nessuna descrizione. I capitoli sono temini con una introduzione, uno sviluppo e una frase di chiusura. Potrebbe essere un candidato a vincere lo Strega giovani. 2 stelle.
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