Strega 2026 - 7-9
PREMIO STREGA
3 recensioni
Valeria
Mercoledì 20 Mag 2026
Parole piovute dal cielo- nel senso letterale della parola: sotto forma di un dizionario di sinonimi e contrari precipitato da un veicolo incidentato su un viadotto- diventano la chiave e il mezzo per lo scrittore per decodificare, ordinare e rendere più accettabile la realtà che gli giunge deformata dalla malattia psichiatrica prima e dai medicinali poi.
Ed il modo in cui l’autore le utilizza, le associa, le modula portano ciò che scrive a sconfinare - mi sembra - nel mondo della poesia.
Ho trovato straordinario questo libro, che con coraggio, superando ogni barriera che il pudore o la vergogna potrebbero imporre, mette a nudo le fragilità dell’autore , che ci racconta di sé, delle proprie allucinazioni, delle proprie perversioni, anche, restituendoci una percezione ampliata ed esasperata di tutto ciò che colpisce i suoi 5 sensi.
La malattia psichiatrica - grida a gran voce - non è mancanza di intelletto, dí sensibilità ma un modo diverso, difficilissimo, di stare al mondo, che mai come in questo momento- la cronaca lo dimostra- richiede di essere capito e supportato con attenzione.
Ed il modo in cui l’autore le utilizza, le associa, le modula portano ciò che scrive a sconfinare - mi sembra - nel mondo della poesia.
Ho trovato straordinario questo libro, che con coraggio, superando ogni barriera che il pudore o la vergogna potrebbero imporre, mette a nudo le fragilità dell’autore , che ci racconta di sé, delle proprie allucinazioni, delle proprie perversioni, anche, restituendoci una percezione ampliata ed esasperata di tutto ciò che colpisce i suoi 5 sensi.
La malattia psichiatrica - grida a gran voce - non è mancanza di intelletto, dí sensibilità ma un modo diverso, difficilissimo, di stare al mondo, che mai come in questo momento- la cronaca lo dimostra- richiede di essere capito e supportato con attenzione.
Irene
Lunedì 27 Apr 2026
E’ la prima volta che mi trovo ad affrontare nella lettura “Strega” un libro così. C’è il protagonista, lo scrittore stesso, malato mentale , una madre che rappresenta contemporaneamente una frattura e anche un rifugio, con cui spesso dorme nello stesso letto, un padre senza nome, indicato per tutto il romanzo come “il negazionista”, incapace di relazionarsi con la malattia del figlio e la cui massima premura è chiedergli: “Allora?” , un fratello su cui non deve gravare il peso invalidante della malattia, un altro fratellino morto neonato a causa di alcune gravi malformazioni ed una palestra, che rappresenta lo spazio calmo in cui riuscire a domare episodi dissociativi, allucinazioni e autolesionismo. In realtà Alcide, leggendo il libro fino in fondo, non trova però del tutto la pace neanche in questo luogo, al quale riconosce comunque temporanei benefici.
Devo riconoscere la straordinaria bravura espositiva, quasi si trattasse di affrontare gli aspetti della malattia di un’altra persona ed è un romanzo che mette a disagio chiunque. Si deve, peraltro, riconoscere una grande intelligenza del narratore, anche se la scrittura, purtroppo, non rappresenta una salvezza per lo stesso.
Leggere questo libro può significare perdere momentaneamente il bilanciamento, la serenità del vivere, oppure, come successo a me ringraziare di vivere e non sopravvivere…
Molti lo considerano un capolavoro non solo di scrittura ma di genialità, tanto da tenere testa a Mari, per me comunque
Devo riconoscere la straordinaria bravura espositiva, quasi si trattasse di affrontare gli aspetti della malattia di un’altra persona ed è un romanzo che mette a disagio chiunque. Si deve, peraltro, riconoscere una grande intelligenza del narratore, anche se la scrittura, purtroppo, non rappresenta una salvezza per lo stesso.
Leggere questo libro può significare perdere momentaneamente il bilanciamento, la serenità del vivere, oppure, come successo a me ringraziare di vivere e non sopravvivere…
Molti lo considerano un capolavoro non solo di scrittura ma di genialità, tanto da tenere testa a Mari, per me comunque
Iolanda
Lunedì 27 Apr 2026
Io probabilmente non sono abbastanza preparata per leggere un libro così complesso. Le allucinazioni continue e le difficoltà durissime nella vita quotidiana sono descritte dall'autore con dovizia di particolari affetto da malattia psichiatrica grave aggravata da sindrome di asperger. Sembra quasi che questa enorme sofferenza sia inventata perchè pare impossibile. Detto ciò il valore letterario di questo libro è alto: la sintassi, la ricerca delle parole, la costruzione della frase sono curate al massimo. Le parole rappresentano uno dei pochi antidoti ai pensieri allucinati. Nel libro ci sono centinaia di parole nuove, mai sentite. Credo che questo aspetto vada premiato. Un libro su cui dovremmo discutere molto...ma non credo possa entrare nei finalisti, troppo personale.
3 stelle, facendo una media tra le 4 allo stile e 2 alla trama
3 stelle, facendo una media tra le 4 allo stile e 2 alla trama
4 recensioni
Alla
Domenica 17 Mag 2026
Ho apprezzato i riferimenti storici e ho trovato interessanti i personaggi femminili descritti.
Nel romanzo vengono affrontati due temi tuttora attuali: i diritti delle donne (che tuttora vengono nessi in discussione) e l'attrazione per l'occulto, il paranormale, contrariamente alla logica e alla scienza, un'esigenza che nasce dall'incapacità di accettare il cambiamento e dalla paura del futuro e della morte.
Non mi è piaciuto lo stile narrativo che mi ricordava quello dei libri per ragazzi.
Nel romanzo vengono affrontati due temi tuttora attuali: i diritti delle donne (che tuttora vengono nessi in discussione) e l'attrazione per l'occulto, il paranormale, contrariamente alla logica e alla scienza, un'esigenza che nasce dall'incapacità di accettare il cambiamento e dalla paura del futuro e della morte.
Non mi è piaciuto lo stile narrativo che mi ricordava quello dei libri per ragazzi.
IRENE
Giovedì 14 Mag 2026
Finalmente dopo 3 libri, un libro che mi è veramente piaciuto tanto, tratto da una persona realmente vissuta, scoperta per caso da articoli di giornale ritagliati dalla nonna sarda della scrittrice, un personaggio intorno al quale Bianca è riuscita ad inventarsi una storia avventurosa, dando spazio alla voce di una donna intelligente, rivoluzionaria per l'epoca, che si è ribellata alla violenza maschile rendendosi indipendente e che si è mirata, perchè no, un bel finale della storia. Finalmente un libro che da speranza, scritto molto bene, dove la Sardegna si percepisce e che ti avvinghia fino alla fine. Bello leggere la conclusione "non è la profezia a determinare il corso delle cose, ma il coraggio e la generosità con cui ciascuno affronta la vita scrivendo così il suo pezzo di storia" che voglio fare mia. 5 stelle!!!
Iolanda
Lunedì 11 Mag 2026
La Pitzorno non riesce con questo libro a essere all'altezza di un candidato Strega. Rimane una scrittrice per bambini e ragazzi. Alcuni temi potevano avere delle buone potenzialità ma lo stile narrativo è davvero troppo semplice e poco curato. I personaggi piatti, alcuni al limite della caricatura. Un romando episodico, a volte interessante, che non è curato neanche nell'ambientazione. Come Valeria non vado oltre le 2 stelle.
Valeria
Venerdì 01 Mag 2026
Ahimè,deludente. Ho passato serate su serate a leggere con gioia libri di Bianca Pitzorno alle mie bambine e…speravo qualcosa di più. Intrigante l’avvio (la protagonista ha da bambina dei sogni premonitori e quando si trova a dover fuggire da un matrimonio “violento” si inventa in un paese lontano una carriera da veggente), ma a mio parere il romanzo non riesce a decollare oltre una sequela di storie individuali. Le descrizioni dei personaggi sono molto superficiali ed è totalmente assente la Sardegna, che l’autrice reclama invece come sfondo primario della sua narrazione.
Stona infine l’epilogo col resto del libro: pare quasi che l’autrice abbia dovuto ricorrere nuovamente al suo bagaglio di scrittrice per l’infanzia per chiudere il cerchio con una serie di vicende e coincidenze poco verosimili, senza per questo riuscire a conferire al libro una coerenza complessiva che avrebbe, ad esempio, potuto essere quella di un “realismo magico” sullo stile di Garcia Marquez. Due stelle!
Stona infine l’epilogo col resto del libro: pare quasi che l’autrice abbia dovuto ricorrere nuovamente al suo bagaglio di scrittrice per l’infanzia per chiudere il cerchio con una serie di vicende e coincidenze poco verosimili, senza per questo riuscire a conferire al libro una coerenza complessiva che avrebbe, ad esempio, potuto essere quella di un “realismo magico” sullo stile di Garcia Marquez. Due stelle!
3 recensioni
Costanza
Domenica 17 Mag 2026
Il libro non mi è piaciuto: per "depurarmi" ho ingurgitato in tre giorni "a esequie avvenute" di Carlotto e "l'anno del pensiero magico" della Didion. Come spesso mi accade per i libri candidati al premio Strega ho individuato caratteristiche comuni quali la presenza di "ingredienti" valutati necessari alla buona riuscita del libro (citazioni di pezzi musicali, sesso, rapporto con un genitore, radici), inseriti in una trama non limpida, con salti temporali e passaggi non chiari da un argomento all'altro. Alcune sottotrame non hanno un epilogo. E' scritto da una persona che legge molto, e si vede, ma non lo definirei ben scritto
Rosella
Domenica 17 Mag 2026
Raimo scrive-bene, perché la sua scrittura è piacevolmente scorrevole- la storia della sua ricerca su suo padre, che a dieci anni dalla morte inizia ad apparirgli spesso in sogno. La vicenda è autobiografica, narrata in prima persona, con nomi e fatti precisi (compare spesso anche la sorella Veronica, scrittrice lei stessa) .
Il padre di Raimo era un chimico che lavorava alla Techicolor e che insieme a due colleghi ha sviluppato un processo che ha rivoluzionato il cinema a colori, e che lo ha fatto diventare famoso fra i tecnici e passare da operaio a dirigente, piccolo borghese insomma. Molte di queste informazioni le apprendiamo insieme a Christian, mentre lui intervista ex colleghi del padre, o figli di ex colleghi già morti (en passant veniamo a sapere- senza stupore- che quasi tutti quelli che lavoravano in quei laboratori sono morti presto, di tumori vari). Le parti in cui si parla di come si fa materialmente il cinema sono quelle che mi sono piaciute di più, per la precisione e per il linguaggio tecnico; poi ci sono alcune storie intrecciate: la relazione sentimentale del protagonista che inizia a sfilacciarsi mentre si approfondisce la sua ricerca del padre, e la vicenda di un alunno particolarmente problematico ma simpatico.
Il padre di Raimo era un chimico che lavorava alla Techicolor e che insieme a due colleghi ha sviluppato un processo che ha rivoluzionato il cinema a colori, e che lo ha fatto diventare famoso fra i tecnici e passare da operaio a dirigente, piccolo borghese insomma. Molte di queste informazioni le apprendiamo insieme a Christian, mentre lui intervista ex colleghi del padre, o figli di ex colleghi già morti (en passant veniamo a sapere- senza stupore- che quasi tutti quelli che lavoravano in quei laboratori sono morti presto, di tumori vari). Le parti in cui si parla di come si fa materialmente il cinema sono quelle che mi sono piaciute di più, per la precisione e per il linguaggio tecnico; poi ci sono alcune storie intrecciate: la relazione sentimentale del protagonista che inizia a sfilacciarsi mentre si approfondisce la sua ricerca del padre, e la vicenda di un alunno particolarmente problematico ma simpatico.
Rosella
Domenica 17 Mag 2026
Ci sono cose che si capiscono poco: a un certo punto, per esempio, Christian sembra convincersi che il padre non sia davvero morto ma si sia allontanato e lo cerca a Napoli, dove peraltro il padre non ha mai vissuto. Oppure una fuga mistica in una chiesetta abbandonata in un bosco, terminata con un inseguimento tragicomico da parte di un branco di cinghiali e una visione allucinata di un laboratorio in cui una torma di ragazzini mutilati lavora ai comandi di suo padre…
La parte finale è dedicata alla malattia, alla diagnosi infausta, al decorso terminale del tumore alle vie biliari che si è portato via il padre a 66 anni. E’ un capitolo scritto con frasi brevi, spezzate, molte citazioni evangeliche, molte citazioni di romanzi sulla malattia e la morte, molti particolari medici, realistici, crudi. Ci sono Christian, sua sorella e sua madre che si alternano al capezzale del malato, sempre più stanchi ma uniti, fino alla fine.
Il libro è discontinuo, le diverse linee narrative si alternano confondendo il lettore, ci sono episodi strani, storie che non vanno da nessuna parte, ma in fondo la vita è così, no? E non è poi detto che si debba capire tutto, anzi.
La parte finale è dedicata alla malattia, alla diagnosi infausta, al decorso terminale del tumore alle vie biliari che si è portato via il padre a 66 anni. E’ un capitolo scritto con frasi brevi, spezzate, molte citazioni evangeliche, molte citazioni di romanzi sulla malattia e la morte, molti particolari medici, realistici, crudi. Ci sono Christian, sua sorella e sua madre che si alternano al capezzale del malato, sempre più stanchi ma uniti, fino alla fine.
Il libro è discontinuo, le diverse linee narrative si alternano confondendo il lettore, ci sono episodi strani, storie che non vanno da nessuna parte, ma in fondo la vita è così, no? E non è poi detto che si debba capire tutto, anzi.