Le vostre opinioni su STONER
I LIBRI CHE ABBIAMO LETTO
Proposto da Consuelo, che ce lo ha presentato così:
"Nato in una famiglia di contadini poveri, Stoner scopre in sé una passione struggente per la letteratura e diventa professore. Stoner è dunque la storia di un uomo che conduce una vita semplice al limite della frugalità, una vita che lascia poche tracce. Ma Stoner è molto di più: è un romanzo sull'amicizia, sul matrimonio, sull'ambiente universitario, un romanzo sociale e – non da ultimo – un romanzo sulla fatica e sulla resistenza. Sul duro, implacabile lavoro nelle fattorie, sull'impegno che richiede la vita matrimoniale, sulla difficoltà di allevare con paziente empatia una figlia all'interno di una famiglia avvelenata, e sul tentativo di avvicinare alle meraviglie della letteratura studenti universitari spesso insensibili. È soprattutto un romanzo sull'amore: amore per la poesia e per la letteratura, ma anche amore romantico. È un romanzo su cosa significa essere umani."
"Nato in una famiglia di contadini poveri, Stoner scopre in sé una passione struggente per la letteratura e diventa professore. Stoner è dunque la storia di un uomo che conduce una vita semplice al limite della frugalità, una vita che lascia poche tracce. Ma Stoner è molto di più: è un romanzo sull'amicizia, sul matrimonio, sull'ambiente universitario, un romanzo sociale e – non da ultimo – un romanzo sulla fatica e sulla resistenza. Sul duro, implacabile lavoro nelle fattorie, sull'impegno che richiede la vita matrimoniale, sulla difficoltà di allevare con paziente empatia una figlia all'interno di una famiglia avvelenata, e sul tentativo di avvicinare alle meraviglie della letteratura studenti universitari spesso insensibili. È soprattutto un romanzo sull'amore: amore per la poesia e per la letteratura, ma anche amore romantico. È un romanzo su cosa significa essere umani."
9 recensioni
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Francesco Mazza Galanti
Lunedì 21 Set 2026
Pare incredibile che un capolavoro di questa portata sia stato riscoperto solo dopo la
morte del suo autore, pur già noto e premiato con un National Book Award. In epoca
recente, nella postfazione all’edizione italiana del 2012, Peter Cameron ha parlato di
“miracolo letterario”, dichiarando il suo sbalordimento per la qualità della scrittura di
Williams, per la sua delicatezza e per la limpida durezza con cui vengono restituiti al
lettore gli aspetti più drammatici di una realtà di vita estremamente complessa. Non si
può che condividere tale giudizio unitamente all’affermazione che anche “la vita più
silenziosa, se esaminata con affetto, compassione e grande cura, può fruttare una
straordinaria messe letteraria”. Il libro si legge d’un fiato, trascinati dai colpi di scena
che si susseguono inaspettati di capitolo in capitolo, via via arricchendo una vita solo
apparentemente banale. Impagabili le pagine che riguardano il corteggiamento di Stoner
nei riguardi di Edith e l’inizio della loro vita matrimoniale, la passione che scaturisce tra
il protagonista e Katherine, e l’acceso e perdurante conflitto insorto tra Stoner e Lomax,
il capo del dipartimento universitario. Struggente la parte finale che descrive in modo
impareggiabile l’esperienza della morte. Un romanzo da leggere e da rileggere per
coglierne il suo segreto e meglio approfondire ogni suo aspetto.
morte del suo autore, pur già noto e premiato con un National Book Award. In epoca
recente, nella postfazione all’edizione italiana del 2012, Peter Cameron ha parlato di
“miracolo letterario”, dichiarando il suo sbalordimento per la qualità della scrittura di
Williams, per la sua delicatezza e per la limpida durezza con cui vengono restituiti al
lettore gli aspetti più drammatici di una realtà di vita estremamente complessa. Non si
può che condividere tale giudizio unitamente all’affermazione che anche “la vita più
silenziosa, se esaminata con affetto, compassione e grande cura, può fruttare una
straordinaria messe letteraria”. Il libro si legge d’un fiato, trascinati dai colpi di scena
che si susseguono inaspettati di capitolo in capitolo, via via arricchendo una vita solo
apparentemente banale. Impagabili le pagine che riguardano il corteggiamento di Stoner
nei riguardi di Edith e l’inizio della loro vita matrimoniale, la passione che scaturisce tra
il protagonista e Katherine, e l’acceso e perdurante conflitto insorto tra Stoner e Lomax,
il capo del dipartimento universitario. Struggente la parte finale che descrive in modo
impareggiabile l’esperienza della morte. Un romanzo da leggere e da rileggere per
coglierne il suo segreto e meglio approfondire ogni suo aspetto.
Giulio
Lunedì 21 Set 2026
Per me questa lettura è stata un crescendo: i primi capitoli non mi hanno coinvolto più di tanto, ma la svolta è avvenuta con il consolidarsi della passione e vocazione di Stoner per l’insegnamento e il suo conflitto con lo studente Walker: ho trovato le dinamiche delle sue interrogazioni veramente magistrali. Da lì in poi non c’è niente che io riesca a commentare meglio di come lo fa Peter Cameron nella sua postfazione, fino all’ “esperienza letteralmente inenarrabile della morte con una trascendenza più spesso rintracciabile nelle arti svincolate dalle restrizioni del linguaggio”.
Clelia
Domenica 20 Set 2026
Nelle prime venti righe una voce narrante, che sembra riassumere una verità storica oggettiva qualche tempo dopo la sua morte, riassume quel che era stato Stoner nei (pochi) dati oggettivi del suo ingresso all’università e del successivo insegnamento; ne esce una figura scialba: “ottenne un incarico presso la stessa università, dove restò a insegnare fino alla sua morte, nel 1956. Non superò mai il grado di ricercatore…”. Due paragrafi di una voce di tono istituzionale liquidano un uomo nell’insignificanza e nell’oblio, in base alla carriera. Dal terzo paragrafo tutto il libro, pur ammiccando a una modestia della vita del protagonista, costruisce il contrario: Stoner sceglie continuamente: sa dire di no con fermezza a giochetti ingiusti, sa dire di sì alla vita, sa amare, rinunciare, insistere e resistere, incassa perdite ed errori, ma anche soddisfazioni e risconti, e lo fa con bontà e rettitudine. Una vita normale, anzi con più occasioni, nel bene e nel male. E’ solo a un giudizio oggettivo sul suo successo sociale che appare fallimentare. E il fatto che lui non abbia mai superato il grado di ricercatore è per sua scelta (Finch glielo chiede anche)! Io l'ho letto volentieri.
Paola Calleri
Domenica 20 Set 2026
Letto molti anni fa, ma il ricordo è molto vivo....È una magnifica dimostrazione di come si può fare grandissima letteratura prescindendo completamente dal "plot", scrivendo per sottrazione: Stoner è l'antieroe per eccellenza, e la sua vita una parabola sul senso del dovere, sulle rinunce a cui il senso del dovere ci obbliga, sulla resilienza di fronte al dolore che inevitabilmente consegue a tali rinunce. Williams ha avuto un grandissimo coraggio solo a pensare di scrivere una storia così, ma ha pienamente vinto la scommessa, dimostrando che la vita di un uomo apparentemente ordinario e insignificante può nascondere vertiginose profondità.
Lucia
Giovedì 10 Set 2026
ho letto Stoner anni fa e l'ho meso nella mia top ten. Una vita grigia, in cui non succede nulla, per destino o per inerzia o per inedia del protagonista. Ma un nulla descritto con maestria. Cinque stelle
Costanza
Giovedì 03 Set 2026
Ho letto Stoner un po' di anni fa e ne ho un ricordo sbiadito...come lui. Una figura priva di libido, sopraffatta dal grigiore della vita, senza mai un guizzo di intelligenza, desiderio, emozione. Romanzo ben scritto, indubbiamente, che ricorda lo stile e i temi di E. Strout ma molto meno elegante e coinvolgente. Mi sono chiesta il perché del gran successo che ha avuto che, nel nostro piccolo, vedo che è confermato.
cristiana buttiglione
Lunedì 24 Ago 2026
Letto diverso tempo fa, scritto benissimo, nella sua asciuttezza riesce a veicolare efficacemente alcuni stati d'animo che non si possono descrivere facilmente, e soprattutto - molto bene - l'inaridirsi dei rapporti più stretti (marito e moglie, padre e figlia, ambienti universitari), nonostante ci sia, almeno all'inizio, qualcosa di positivo che però Stoner non riesce ad afferrare. Mi ha ricordato un Oblomov in salsa americana, condito di incomunicabilità moderna, con una potente storia d'amore anch'essa destinata a essere soffocata. Bellissime le ultime scene della malattia...
Irene
Venerdì 14 Ago 2026
Ringrazio Consuelo per la proposta, una vera scoperta, un romanzo dallo stile asciutto, che ho divorato in riva al mare. Un romanzo sulla resilienza, sulla passione per la letteratura, sulla complicata vita universitaria e i rapporti fra docenti, sull'amore quello vero, sulla sofferenza e sul malinconico riscatto dalle sofferenze della vita...un vero capolavoro
Valeria
Lunedì 27 Lug 2026
So già di essere una voce fuori dal coro, ma vi riporto cosa mi ero scritta quando l’ho letto:
Giudizio non entusiasta. Ho trovato la scrittura non particolarmente avvincente e i personaggi poco coerenti: nel tutto tondo manca sempre qualcosa, o qualcosa stona con quel che sai già di essi. Come mancassero i tracciati delle loro evoluzioni, come se lasciandoli a un certo punto della storia li ritrovassi ad un altro modificati, ma senza ragione, se non quella di asservire alla storia del protagonista.
Anche lui comunque flebile: non riesci a trovare il punto, ad esempio, in cui si conciliano la sua remissività con gli scatti d’orgoglio. Ovvero in quel punto c’è un vuoto, o comunque qualcosa che io non sono riuscita a cogliere.
Ha una sua coerenza la storia d’amore con K - centrata con particolare acume la ragione della sua fine: “noi non saremmo niente” - e sono molto belle le ultime pagine.
Giudizio non entusiasta. Ho trovato la scrittura non particolarmente avvincente e i personaggi poco coerenti: nel tutto tondo manca sempre qualcosa, o qualcosa stona con quel che sai già di essi. Come mancassero i tracciati delle loro evoluzioni, come se lasciandoli a un certo punto della storia li ritrovassi ad un altro modificati, ma senza ragione, se non quella di asservire alla storia del protagonista.
Anche lui comunque flebile: non riesci a trovare il punto, ad esempio, in cui si conciliano la sua remissività con gli scatti d’orgoglio. Ovvero in quel punto c’è un vuoto, o comunque qualcosa che io non sono riuscita a cogliere.
Ha una sua coerenza la storia d’amore con K - centrata con particolare acume la ragione della sua fine: “noi non saremmo niente” - e sono molto belle le ultime pagine.