Le vostre opinioni su CECITA'
I LIBRI CHE ABBIAMO LETTO
Proposto da Claudia, che ce lo ha presentato così:
"Che succede all’umanità quando è costretta a situazioni estreme? A questo, Saramago, premio
"Che succede all’umanità quando è costretta a situazioni estreme? A questo, Saramago, premio
Nobel della letteratura, ci costringe ad interrogarci continuamente nel suo “Cecità “. E soprattutto,
come finirei per comportarmi io lettore?
Una società senza nome, quindi tanto più universale, si trova a fronteggiare una misteriosa
epidemia di cecità che progressivamente colpisce tutti gli abitanti, costringendoli a una
sopravvivenza miserabile che svela archetipi di comportamenti personali e sociali. Una sola donna
misteriosamente ne rimane immune e dolorosamente assumerà su di se tutta la tragedia e la
responsabilità della sua condizione, senza mai approfittarne. Un elemento di speranza nella
salvezza dell’umanità.
Una lettura “densa”, simbolica, profonda, un grande libro"
6 recensioni
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angela
Venerdì 17 Lug 2026
All'inizio ho dovuto abituarmi a una scrittura che scardina i tempi convenzionali della punteggiatura e delle maiuscole. Una volta superato questo scoglio, però, la lettura mi ha risucchiato in un flusso di eventi simultanei, quasi fossi davanti a un'orchestra in cui tutti i sensi vengono coinvolti.
Ma se ho apprezzato lo stile, lo stesso non posso dire per il contenuto. La ripugnanza per le situazioni descritte era tale da rendere la lettura faticosa, a tratti insostenibile. Ho cercato costantemente un risvolto metaforico ed etico, aggrappandomi all'idea della cecità come specchio di ciò che non riusciamo a vedere nemmeno in condizioni di normalità. Se la ragione si fonda sulla vista, la perdita degli occhi dovrebbe privarci della razionalità. Eppure, la disperazione, la fame, la violenza e l'agonia appartengono al mondo dei vedenti tanto quanto a quello ipotizzato da Saramago di ciechi.
Forse, come suggerisce chi ha amato profondamente questo romanzo, il segreto per affrontarlo è non farsi troppe domande. Ma è davvero possibile?
Ma se ho apprezzato lo stile, lo stesso non posso dire per il contenuto. La ripugnanza per le situazioni descritte era tale da rendere la lettura faticosa, a tratti insostenibile. Ho cercato costantemente un risvolto metaforico ed etico, aggrappandomi all'idea della cecità come specchio di ciò che non riusciamo a vedere nemmeno in condizioni di normalità. Se la ragione si fonda sulla vista, la perdita degli occhi dovrebbe privarci della razionalità. Eppure, la disperazione, la fame, la violenza e l'agonia appartengono al mondo dei vedenti tanto quanto a quello ipotizzato da Saramago di ciechi.
Forse, come suggerisce chi ha amato profondamente questo romanzo, il segreto per affrontarlo è non farsi troppe domande. Ma è davvero possibile?
Gianna
Venerdì 17 Lug 2026
Metafora della condizione umana in tutte le sue sfaccettature, la storia è ambientata in una città senza nome con personaggi anch’essi senza nome a sottolinearne l’universalità .
L’epidemia dí cecità che colpisce improvvisamente i cittadini e le sue terribili conseguenze, ci fanno riflettere sulla fragilità delle regole della convivenza civile e sulla natura stessa degli uomini che rivelano ciò che sono realmente: crudeli e perversi, privi della minima empatia oppure generosi e altruisti, capaci di profondi gesti di amore.
L’insistenza sulle necessità corporali dei ciechi, sulla puzza disgustosa e onnipresente e sulla lordura ovunque accumulata , mette davvero il lettore a dura prova ! (a me ha richiamato alla mente certe pagine di Swift) Mi è parso ad un certo punto di navigare in una fogna a cielo aperto, sommersa da un puzzo insopportabile!
Tuttavia resta una luce di speranza, incarnata dall’unico vedente - la moglie del medico- che si prodiga per il bene di tutto il primo gruppo di ciechi internati in un manicomio, aiutandoli a mantenere il rispetto di se’ e delle regole della convivenza umana che impediscono lo sprofondare in un abisso dí bestialità senza fine. Personaggio complesso e affascinante, la moglie del medico ci guida fino alla conclusione della storia, che per certi aspetti è un po’ ripetitiva.
La scelta stilistica con lunghi periodi senza quasi punteggiatura , pur coerente alla confusione e smarrimento creati dalla cecità, mi ha reso la lettura meno agile.
L’epidemia dí cecità che colpisce improvvisamente i cittadini e le sue terribili conseguenze, ci fanno riflettere sulla fragilità delle regole della convivenza civile e sulla natura stessa degli uomini che rivelano ciò che sono realmente: crudeli e perversi, privi della minima empatia oppure generosi e altruisti, capaci di profondi gesti di amore.
L’insistenza sulle necessità corporali dei ciechi, sulla puzza disgustosa e onnipresente e sulla lordura ovunque accumulata , mette davvero il lettore a dura prova ! (a me ha richiamato alla mente certe pagine di Swift) Mi è parso ad un certo punto di navigare in una fogna a cielo aperto, sommersa da un puzzo insopportabile!
Tuttavia resta una luce di speranza, incarnata dall’unico vedente - la moglie del medico- che si prodiga per il bene di tutto il primo gruppo di ciechi internati in un manicomio, aiutandoli a mantenere il rispetto di se’ e delle regole della convivenza umana che impediscono lo sprofondare in un abisso dí bestialità senza fine. Personaggio complesso e affascinante, la moglie del medico ci guida fino alla conclusione della storia, che per certi aspetti è un po’ ripetitiva.
La scelta stilistica con lunghi periodi senza quasi punteggiatura , pur coerente alla confusione e smarrimento creati dalla cecità, mi ha reso la lettura meno agile.
Giulio
Mercoledì 15 Lug 2026
Tutto vero quello che hanno scritto gli altri, grande paradigma dell'umanità, ma a me lo stile senza punteggiatura proprio non è andato giù, ho resistito fino a oltre metà e poi l'ho abbandonato. La lettura era per me più fatica che piacere. Peccato che non ci potrò essere alla serata, se no, come sempre, sicuramente qualcuno di voi mi avrebbe illuminato!
Lucia
Sabato 04 Lug 2026
il libro mi è piaciuto ed è uno di quelli che lascia il segno, che non dimentichi appena lo hai finito. Un crescendo di tragedie, cattiverie, crudeltà e ingiustizie che fotografa bene il genere umano e apre gli occhi sulla realtà, dove le avversità fanno emergere il peggio e, alcune poche volte, il meglio di ciascuno. Un pò incredibile che vi sia un'unica persona che non ha perso la vista, ma si giustifica e perdona perchè era l'unico modo per avere un testimone e narratore.
Rosella Bertolotto
Lunedì 15 Giu 2026
Cecità è un romanzo duro e spiazzante ma anche affascinante. La progressiva e veloce deriva verso la barbarie in un mondo di ciechi non abituati ad esserlo non stupisce ma crea angoscia. A partire dall’uomo che riaccompagna a casa il primo cieco e gli ruba la macchina, giù fino si soldati che sparano per paura, fino al clan dei prepotenti che deruba gli altri delle poche ricchezze rimaste, violenta le donne e uccide chi prova a ribellarsi.
L’improvvisa e vasta epidemia di cecità- della quale non si sa la causa né l’ entità della diffusione- provoca un blocco totale di qualunque servizio e un rapido sprofondare nell’inciviltà, nella sporcizia: i primi morti vengono seppelliti, poi però ce ne sono troppi e nessuno sa dove metterli, non ci si può più lavare e ci sono rifiuti ovunque, sembra di sentirne l’odore disgustoso, sul quale l’autore insiste molto.
La scrittura è potente, i personaggi - nessuno dei quali ha un nome- delineati con pochi tratti ma con compassione e empatia. L’ unica vedente è una donna intelligente attorno alla quale si crea un gruppo di persone che collaborano fra loro invece di lottare o di isolarsi come fanno gli altri: si creano affetti e legami che forse non si sarebbero creati in condizioni normali, e che forse sopravviveranno alla fine dell’epidemia.
L’improvvisa e vasta epidemia di cecità- della quale non si sa la causa né l’ entità della diffusione- provoca un blocco totale di qualunque servizio e un rapido sprofondare nell’inciviltà, nella sporcizia: i primi morti vengono seppelliti, poi però ce ne sono troppi e nessuno sa dove metterli, non ci si può più lavare e ci sono rifiuti ovunque, sembra di sentirne l’odore disgustoso, sul quale l’autore insiste molto.
La scrittura è potente, i personaggi - nessuno dei quali ha un nome- delineati con pochi tratti ma con compassione e empatia. L’ unica vedente è una donna intelligente attorno alla quale si crea un gruppo di persone che collaborano fra loro invece di lottare o di isolarsi come fanno gli altri: si creano affetti e legami che forse non si sarebbero creati in condizioni normali, e che forse sopravviveranno alla fine dell’epidemia.
irene
Giovedì 11 Giu 2026
Libro consigliatomi e imprestato da Stefano, è stato per me una rivelazione, ho faticato parecchio a digerire tanta crudeltà, cattiveria e ferocia da averne paura e avere mal di stomaco, ma devo dire che mi è piaciuto tantissimo perchè in realtà rispecchia la natura umana e l'indifferenza del mondo, che mai come ora è così attuale.. Mi ha incantato la figura della moglie del medico, che si mette a disposizione in modo incondizionato per amore del marito e per il bene degli altri e mi sono trovata vicino a Lei e al Suo modo di essere. E' una lettura che tutti noi dovremmo fare, che fa riflettere sugli esseri umani e su come possano diventare peggiori delle bestie e che comunque spinge anche a mettere in discussione alcuni rapporti e se stessi... Dopo la lettura consiglio di vedere la piece teatrale tratta dal libro e anche il film.. purtroppo non c'è la possibilità di inserire le stelle ma do senz'altro il massimo: 5