...e le letture che proponete voi
NUOVE PROPOSTE
Cari Scompaginati, d'ora in poi troverete qui sotto tutti i libri che avrete proposto volta per volta con le relative sinossi: in questo modo chiunque in qualunque momento potrà ripescare i titoli proposti ma non scelti e..fidarsi di chi li ha suggeriti!
Buona lettura, come sempre,
Valeria

Francesco ce ne parla così:
"Nuto Revelli, a distanza di oltre vent'anni dal più noto "Il mondo dei vinti", recupera la sua esperienza di partigiano nel Cuneese tramite la storia di "un prete giusto" che, durante la seconda guerra mondiale fornisce una grande prova di generosità e di impegno umanitario opponendosi strenuamente alle efferatezze dei nazifascisti. In questo libro Revelli ricostruisce la vita di un sacerdote, Don Raimondo Viale, realmente esistito che, per il trattamento ricevuto dalla gerarchia nell'ultima parte della sua vita, ben potrebbe essere accomunato a Don Milani.Il romanzo ha inizio con la prima infanzia del protagonista e procede con la sua scelta di entrare in seminario, mentre era in corso la prima guerra mondiale, assecondando la volontà materna e realizzando quello che per lui era un ideale di vita. Divenuto prete durante il fascismo egli é dapprima costretto a subire le manifestazioni di intolleranza nei confronti dei circoli cattolici (in particolare di quello di Borgo San Dalmazzo di cui egli era il principale animatore), e poi é vittima di una pesante aggressione fisica. All'epoca, una parte rilevante del clero "serviva da sgabello al fascismo" ma la gerarchia ecclesiastica da cui egli dipendeva si era sin da subito impegnata nella sua protezione e, grazie ai contatti giusti con le autorità del Vaticano, dopo l'iniziale carcerazione, aveva ottenuto la riduzione della pena del confino che gli era stata inflitta a causa delle sue coraggiose prediche. La trama si infittisce via via di avvenimenti sempre più drammatici, avendo quale sfondo l'8 settembre, le stragi dei nazisti e dei fascisti, la persecuzione degli ebrei. In ogni situazione in cui viene coinvolto, Don Viale ascolta e sostiene le vittime risultando un modello di vita, di solidarietà e di fede. Nonostante le amarezza che gli riserverà il post liberazione, a causa delle persecuzioni delle Autorità ecclesiastiche, la qualifica di "giusto" che gli sarà riconosciuta dallo Stato di Israele per il sostegno ai numerosi ebrei in fuga dalla Francia, sarà per lui una giusta ricompensa e lo solleverà da un comprensibile stato depressivo. Il romanzo, meno di cento pagine (essendo le ultime trenta pagine dedicate ad un dialogo di Revelli con Don Viale), si legge in un fiato e risulta in ogni sua pagina incisivo e avvincente, offrendo una visione originale della Resistenza lontana dagli stereotipi che ancora oggi ci vengono proposti."

Francesco ce ne ha parlato così:
"Romain Gary, nel 1960, all'età di 46 anni, pubblica "La promessa dell'alba" ("La promesse de l'aube") che é stato considerato dalla critica uno dei massimi tributi mai dedicati da un uomo alla propria madre . Si tratta quindi di un romanzo autobiografico di cui sono protagonisti in pari misura la madre e il figlio, anche se la figura centrale, destinata a rimanere maggiormente impressa nella memoria del lettore é quella della madre. Mina Owczynska, questo é il nome della mamma dell'autore (che mai viene citato nel corso della narrazione), é un'ebrea russa che, dopo aver vissuto anche alcuni anni con il figlio a Varsavia, si trasferisce definitivamente in Francia. Il libro ha inizio con il racconto dell'infanzia e dell'adolescenza di Romain e delle dure esperienze di vita che hanno segnato la sua esistenza e quella della madre. Intensa e struggente é la ricostruzione dello stretto rapporto che lega il figlio alla madre, e della battaglia quotidiana che questa donna ambiziosa e appassionata, indubbio simbolo di resistenza e di lungimiranza, sostiene quotidianamente al fine di garantire al figlio le migliori condizioni di vita compatibili con la sua difficile situazione, non solo economica ma anche di salute. Ella sostiene qualunque tipo di sacrificio, personale e finanziario, pur di fornirgli quell'educazione e quell'istruzione che gli consentirà di realizzarsi come uomo e come letterato. La promessa dell'alba é infatti quel futuro migliore e luminoso che la donna ha in mente per il figlio. Romain, fin da bambino, é perfettamente consapevole del ruolo assunto dalla madre e dei condizionamenti che la personalità di lei esercita nei suoi confronti e, tuttavia, lo scopo della sua esistenza sarà quello di dimostrarle che tutti i suoi sacrifici non sono stati vani. Raggiunta la laurea e iniziata la carriera di scrittore, pur accompagnata da più umili lavori, la guerra viene ad interrompere tale attività, e anche la relazione con la madre (limitata a rapporti epistolari), ma la figura di lei continuerà ad esercitare un'influenza profonda sulla sua vita e sui suoi comportamenti. Il romanzo termina con la fine della guerra e il rientro in patria dell'autore che, infine, era riuscito a distinguersi anche nel corso dei combattimenti aerei di cui era stato protagonista in qualità di pilota. Il finale non può essere svelato ma quello che si può dire é che la madre saprà stupire il figlio anche al di là della sua esistenza terrena. In conclusione, un libro imperdibile, grazie alla prosa di Gary, alla sua sensibilità e alla ironia soffusa che pervade l'intera coinvolgente narrazione anche nelle sue fasi più drammatiche."

Così ce ne scrive Johanna:
"Marta Profumo ci aveva segnalato questo libro l’anno scorso. Credo non abbia più fatto in tempo a leggerlo e mi faceva molto piacere leggerlo pensando a lei, leggendolo per lei.
Andrei Kurkov è nato nel 1961 nella Unione Sovietica, ma vive e lavora a Kiev. Viene descritto come uno dei migliori autori viventi di lingua russa. Il suo libro “L’orecchio di Kiev” è stato candidato al Premio Strega Europeo 2023. “Api grigie” (Les abeilles grises) è uno dei suoi romanzi più importanti e gli è stato assegnato nel 2022 il Prix Médicis étranger.
In questo libro Kurcov racconta in modo commovente e poetico una situazione assurda e surreale nella “zona grigia” del Donbass dove soldati ucraini e separatisti filorussi si sparano quotidianamente. L’apicoltore Sergej e Paška sono gli unici abitanti rimasti in un villaggio dove manca elettricità e cibo, ma dove l’essenza dell’ordine, la saggezza e la meravigliosa produttività delle api si contrappone al caos e alla distruzione dell’uomo. Quando in primavera i conflitti si avvicinano sempre di più al villaggio, Sergej decide di portare le sue arnie in Crimea, lontano dal campo di battaglia, per poter godere degli splendidi paesaggi dell’Ucraina occidentale e per poter raccogliere il miele in tranquillità. Un viaggio che porta tanti cambiamenti. Nel romanzo viene messo a nudo l’insensatezza della guerra, situazione tuttora purtroppo attualissima, ma allo stesso tempo viene narrato il rapporto dell’uomo con gli altri essere viventi e con la bellezza della natura."
Alla ce lo propone così:
"Sicilia, anni '60. Nella casa della famiglia Alfallipe muore l'anziana serva. Il suo enigmatico testamento, lascia spiazzati gli eredi, i figli del capo famiglia, defunto da tempo pure lui. Chi era veramente Rosalia Inzerillo, detta la Mennulara?
Da ragazzina poverissima, raccoglieva le mandorle. Da adulta, similmente a quei piccoli frutti, ha raccolto con pazienza e perseveranza i preziosi frutti della conoscenza e di quel poco amore che il destino le ha riservato.
In questo primo romanzo di Simonetta Agnello Hornby, il mistero, la tragedia e la commedia, l'orrore e la bellezza, si intrecciano, come nella vita, rispecchiando in maniera vivida e autentica i contrasti dell'amata terra dell'autrice".



Di nuovo proposta di Alla!
"Questo libro mi è stato regalato da mio marito per il mio interesse per la cantoterapia. Il libro, però, non ha soddisfatto le mie aspettative.
Si tratta, praticamente, di un diario che ripercorre la vita dell'autrice, dall'infanzia all'età adulta, mettendo ogni volta in risalto un altro aspetto esperienziale: i rapporti con il padre, la madre, i fidanzati, gli educatori, la solitudine, la sofferenza ecc. Risulta chiaro il ruolo resiliente e salvifico della musica e del canto, ma la parte principale della narrazione si concentra sulla vita travagliata dell'autrice.
Non posso dire che mi è piaciuto, perché mi ha trasmesso molta sofferenza. Ho trovato, invece, originale il parallelismo fra alcune forme e movimenti musicali e gli aspetti relazionali dei rapporti umani"
Proposta di Molly .. in attesa della sua sinossi!
Silvia ce lo consiglia coon queste parole!
"E’ il 1913 (1912+1, secondo uno scaramantico D’annunzio); a Sanremo, una contessa uccide l’attendente del marito, capitano dei bersaglieri.
Per legittima difesa, per passione, per difendere l’onore?
Nel testo, che Sciascia non sa se definire “racconto” -ed è di fatto una cronaca-, la storia si dispiega con stile definito “succinto, conciso, preciso” tra testimonianze, indagini, arringhe, documenti.
Tessuto di citazioni colte e divagazioni -che impreziosiscono e anche appesantiscono, talvolta annoiano- il racconto non ha il ritmo avvincente e serrato di altri gialli di Sciascia, ma centra il proposito dichiarato di condurci in una passeggiata nel tempo, nell’ambiente provinciale di una Sanremo inizio secolo.
Dove incontriamo una borghesia devota all’esercito, al Vate in esilio, alle forme della morale cattolica appena sancita dal patto Gentiloni; un mondo pirandelliano che salva le apparenze ma è carnale e concreta -da quanto risulta agli atti- nei suoi piaceri e desideri, nonché affacciata sulle novità dei balli e della musica e sul precipizio della Grande Guerra.
Specialissima, nelle note finali, la pagina di Marinetti che con spirito futurista va all'attacco della moda del tango “e dei suoi cadenzati deliqui”. Consigliato, per un tuffo all’indietro di oltre cent’anni"

Iole ce lo ha proposto così (18.03.2025):
Diego De Silva, lo scrittore dell’avvocato d’insuccesso” Vincenzo Malinconico, in "I titoli di coda di una vita insieme" ci racconta con la sua ironia, con spunti originali e anche con veli di malinconia la fine di una storia d'amore, di un matrimonio, quello di Fosco e Alice. "Alice e io ci vogliamo bene. Per questo ci stiamo lasciando. Lo so, è un paradosso, ma è così che finiscono i matrimoni." Questo l'inizio del romanzo.
Il racconto dà voce al punto di vista dei due protagonisti principali, Fosco e Alice, punti di vista che diventano diversi, quando la storia d’amore arriva ai titoli di coda. Non può la fine di una storia d’amore essere affidata agli atti legali di separazione, sterili, incapaci di raccontare la ricchezza di una vita insieme. Fosco e Alice proveranno, ciascuno a suo modo, a dare una dignità ai titoli di coda della loro storia. "L'amore non è giusto, e non sopporta le regole. E per questo che ci rende felici". E aggiungerei ci rende anche infelici però.

Paola ce lo ha proposto il 18.03.2025: aspettiamo la sua sinossi!

Cristiana ce lo ha proposto così il 18.03.2025:
"Il libro fa degnamente il paio, al femminile, con Demon Copperhead anche se non raggiunge, forse, la potenza di quel romanzo, in quanto la voce narrante è quella sommessa di una donna cresciuta e NON educata in una famiglia mormone dell'America profonda.
Niente droga quindi ma una cronaca asciutta e inesorabile di deprivazioni della personalità con commoventi resoconti interiori di una bambina poi donna che riesce rocambolescamente a liberarsi e a fuggire pur sentendo sempre un richiamo doloroso e ancestrale verso le proprie radici.
Fa pensare alle tante Americhe di adesso che pure ci spaventano.
Trattasi di storia vera !
Sono su Youtube le interviste alla giovane e traumatizzata autrice"

Proposto da Alberto il 25.11.2024
La Marcolongo è una giovane (e bella) scrittrice e
giornalista che ti spiega il meraviglioso senso del duale, dell’ottativo, il
medio-passivo, le radici di alcuni verbi… alla fine ti piace e sei soddisfatto
e capisci perché mai, dopo cinque anni di scuola con 4 ore alla settimana più
studio a casa e versioni in classe, sei uscito dal liceo che una qualsiasi
frase in greco non saresti riuscito a spiaccicarla (e molti di noi oggi neppure
ricordano la declinazione degli articoli o l’alfabeto …). È un libro che aiuta
a capire la testa di un popolo antico di cui inconsapevolmente calchiamo le
tracce…È un libro per nostalgici e soprattutto per indoli curiose, che si può
leggere anche se non hai fatto il classico

Proposto da Claudia il 26.11.2024
Percival Everett è un talentuoso e produttivo scrittore afroamericano che con questo romanzo ha vinto il National Book Award nel 2024. Personaggio eclettico, è autore tra l’altro di “Erasure” da cui è stato tratto il film “American fiction” premio Oscar per la migliore sceneggiatura.
In questo romanzo con intelligenza ed ironia reinterpreta la storia del romanzo “Huckleberry Finn” di Mark Twain, un classico della formazione dell’identità nazionale statunitense, vedendolo questa volta dalla parte dello schiavo fuggiasco Jim, che diventa l’io narrante della vicenda. Rivendicando per sè il nome James e rifiutando il diminutivo Jim attribuitogli dai padroni e simbolo del suo stato di schiavitù, combatte per affrancarsi e riunirsi alla famiglia. Interessante ed ironico l’uso della lingua con il passaggio simbolico dal gergo degli schiavi all’inglese dei bianchi. Si divertiranno sicuramente coloro che sono in grado di leggere in lingua originale!

Proporsto da Claudia il 26.11.2024 (e riproposto da Valeria il 18.03.2025!)
Libro già suggerito in passato da Paola, che mi è piaciuto molto, che ho scelto per la partecipazione al “Book fight” e che invito gli scompaginati a leggere.
Dubois è uno scrittore settantenne di reportage giornalistici, saggi, racconti e romanzi molto noto in Francia, meno in Italia. Riserva alla scrittura dei romanzi il suo lavoro del mese di marzo e così è stato anche per questo e chiama “Paul” tutti i protagonisti. La figura di Paul Hansen, protagonista ed io narrante di questa storia, gli è stata ispirata da un suo reale conoscente che, secondo l’autore stesso, gli ha raccontato la sua vicenda personale nel corso di due interminabili telefonate.
Con semplicità, grazia, ironia, rispetto per l’individualità dei personaggi (perchè “non stiamo tutti al mondo allo stesso modo”...) Dubois ci delinea la storia di Paul e degli altri che intrecciano le proprie vite con comprensione e benevolenza. Un unico personaggio appare da subito come il “vilain ”della storia e sarà la causa della caduta del nostro eroe. Andando avanti nella storia e nell’attesa che si chiarisca il motivo per cui Paul, quasi inspiegabilmente, si trova in prigione, ci accorgeremo che tutti noi abbiamo incrociato nella vita personaggi cattivi o forse solo stupidamente disfunzionali che hanno condizionato negativamente le nostre esistenze.

Proposto da Patrizia il 26.11.2024
Il romanzo inizia dall’inondazione che in tempi remoti ha distrutto la biblioteca di Assurbanibal e arriva fino all'acqua del Tamigi e del Tigri dove si svolgono le vicende raccontate.
A metà ottocento sulle rive del Tamigi nasce un ragazzo poverissimo, ma di intelligenza straordinaria, appassionato di archeologia che dedicherà la vita alle ricerche archeologiche a Ninive.
Le altre due storie sono invece ambientate negli anni duemila.
Una è quella di una giovane donna studiosa di idrogeologia che vive in una chiatta sul Tamigi.
L’ultima è una bimba yazida che sopravvissuta ad un massacro sarà rapita dall’Isis e sarà venduta come schiava.
Sarà l’acqua che continua il suo cammino ad unire alla fine i protagonisti di questa storia complessa ma appassionante.
Proposto da Valeria e Paola il 26.11.2024
Sally Rooney, che ha esordito a 26 anni con l'acclamatissimo Parlarne tra amici (ora anche serie televisiva, così come il secondo romanzo, Persone normali) a soli 33 anni è già al suo quarto successo. E le storie si fanno più complesse, la scrittura più sapiente: qui i protagonisti sono due fratelli, parecchio distanti per età e per il posto che occupano nel mondo. Peter nei suoi 30 anni, è un avvocato di successo, ma non sembra pienamente soddisfatto e ha una vita affettiva disordinata. Ivan, poco più che ventenne, è un geniale campione di scacchi, ma del tutto inadatto alla vita sociale (sindrome di Asperger! così si è pronunciata la nostra neurologa di fronte alle descrizioni di Paola),
La morte del padre crea un improvviso squilibrio, da cui prendono le mosse le trasformazioni dei due protagonisti e delle loro relazioni, di cui la Rooney ci racconta attraverso flussi di coscienza di joiciana memoria.

Proposto da Alla il 26.11.2024
Una giovane donna, dopo la perdita del padre, si
trasferisce in Kenya dove conosce due uomini che le mostreranno due facce
opposte dell'Africa: il fascino e l' orrore. La storia personale si intreccia
con la narrazione schietta e lineare della vita dei membri di una ristretta
comunità occidentale e di uno degli eventi più raccapriccianti della storia
africana - il genocidio dei tootsie in Rwanda.

Proposto da Carlo il 26.11,2024
Un ricordo e un omaggio a Ernesto Franco, che da poco ci ha lasciato, per il suo lavoro di traduttore, di scrittore e direttore editoriale dell'Einaudi.
Il libro è adatto ai vagabondi del mare, a chi ama perdersi
tra le onde, tra un isola e l'altra, affidandosi al vento e alle storie che
bisbiglia, storie vere, fantastiche o verosimili, che si insinuano come una
brezza nell'animo, sempre con Genova nel cuore.

Proposto da Mario il 26.11.2024
Nel corso del 1980, la Corea del Sud è scossa da vaste
rivolte contro la giunta militare che governa il Paese. La reazione
dell'esercito è brutale: raffiche di mitra sui cortei, carri armati e
lanciafiamme nell'assalto agli edifici occupati, torture sistematiche sui
prigionieri. Nella città di Gwangju, dove si svolge il romanzo, si registrano
più di mille morti. Il romanzo ci racconta la storia di alcuni dei ragazzi
coinvolti nella tragedia: certi perderanno la vita, altri resteranno segnati
per sempre nel corpo e nello spirito dalle torture subite. Han Kang moltiplica
i punti di vista al fine rendere al meglio la dimensione collettiva della
vicenda: in ciascun capitolo prende la parola un diverso personaggio, a volte
narrando i fatti mentre essi si svolgono, a volte rievocandoli a molti anni di
distanza. Lo stile, misuratissimo, lascia intuire (anzichè sfoggiare) la
maestria della scrittrice: Han Kang si mette a disposizione delle esigenze
narrative e scompare dietro alla voce dei personaggi, fino a quando, nel
penultimo capitolo, presta la voce alla madre di una delle vittime più giovani
e si scioglie in un lamento tenerissimo e straziante.

Proposto da Betta il 18.09.2024
Questo è uno dei libri proposti per il prossimo incontro. Se vuoi leggere altre impressioni clicca qui

Proposto da Gianna il 18.09.2024
Daniela si scopre malata per caso, quando dagli esami del sangue emerge un valore anomalo. Come un ladro educato che ha bussato prima di entrare, la sindrome di Sjögren le sottrae un po’ alla volta il senso di posizione del suo corpo nello spazio. Prima le dita, poi la mano, quindi il volto, le gambe. Senza la consapevolezza del proprio corpo è come non essere più parte di quel corpo. Con l’aspettativa e il timore di una vita anestetizzata, Daniela rimodula la sua esistenza riuscendo a fare di ogni perdita un’opportunità (fonte IBS).
Questo è uno dei libri proposti per il prossimo incontro. Se vuoi leggere altre impressioni clicca qui

Proposto da Gianna il 18.09.2024
Un invito al museo. Se per molti è una circostanza piacevole, nell’esistenza di Elena e Andrea assume un significato più importante. In gioco c’è una promessa che si sono fatti molti anni prima: comunque fosse andata la vita, si sarebbero rivisti nel “loro” museo. Un impegno tra due innamorati può non essere mantenuto? Eppure ci sono strappi destinati a travolgere anche le situazioni più stabili. Iniziano con un filo che si tira, per errore o per caso, e un movimento inconsulto finisce per aprire una lacerazione nella maglia. A tenere uniti i due lembi, nelle vite di Elena e Andrea, era stata la presenza del figlio Enrico. Poi niente ha potuto impedire lo strappo che, a distanza di tempo, ha reso il museo l’unica zona franca in cui provare a ricucire ciò che ormai sembrava compromesso (fonte iBS)
Questo è uno dei libri proposti per il prossimo incontro. Se vuoi leggere altre impressioni clicca qui

Proposto da Antonio il 18.09.2024
Uno scrittore inglese (alter ego dell’autore) rievoca la sua storia d’amore con una donna ebrea, bellissima, ricca e misteriosa conosciuta ad Alessandria, e il triangolo molto pericoloso con il marito di lei. Intrighi politici, riflessioni letterarie, perversioni sessuali sono tutti elementi portanti di questo romanzo che, nel 1957, inaugurò il famoso «quartetto» dedicato alla città mediorientale, crocevia di lingue, culture e popoli, ispiratrice di infatuazioni di ogni genere. La smania di assoluto e l’erotismo metafisico che Durrell condivideva con il suo amico Henry Miller si snodano in un allucinato gioco di specchi che travolge quattro personaggi indimenticabili. (fonte: EINAUDI)

Proposta di Mario del 18.09.2024
Vi piacerebbe passare una serata in compagnia di Quentin Tarantino che vi racconta le sue esperienze di giovane cinefilo negli anni '70, vi dice quali sono i film che lo hanno più influenzato e vi spiega come furono realizzati e perchè sono così belli? La lettura di questo libro è probabilmente la cosa che si avvicina di più ad una simile esperienza, anche perchè il grande Quentin scrive in un modo che ricorda da vicino il parlato dei suoi personaggi. Dei film citati in questo libro alcuni sono quasi sconosciuti da noi, ma molti, da Bullit a Fuga da Alcatraz, da Taxi Driver al Giustiziere della Notte, saranno certamente impressi nella vostra memoria.

proposta di Guya del 10.07.2024:
Uscito nel 97, Pulitzer nel 98, un vero e proprio “caso” quando uscì; è stato un iniziatore di un modo nuovo di raccontare la nostra storia in maniera interdisciplinare negli ultimi 13 mila anni; vuole rispondere alla domanda perchè la civiltà è nata in occidente?
Perchè leggerlo: un libro affascinante, che rapisce come un giallo, scritto molto bene, godibile fino all’ultima pagina, un affresco di storia, geografia, biologia, genetica..
tempo di lettura: 2-3 settimane la sera
proposta di Guya del 10.07.2024:
12 racconti ironici, pieni di fantasia, surreali, sull’origine dell’universo.
Perchè leggerlo: un libro originale, geniale, divertente ma profondo; tanta ironia con "sul far del giorno" e "tutti in un punto”, commozione e poesia con “i dinosauri”.
tempo di lettura: qualche sera
Questo è uno dei libri proposti per l'estate. Se vuoi leggere altre impressioni clicca qui

proposta di Antonio D. del 10.07.2024:
E' la storia di una faina che si muove in un mondo a volte violentemente animale a volte umanizzato. Questo continuo passaggio tra i due mondi mi ha spiazzato e mi ha costretto a guardare la parte animale che è in noi.

proposta di Anna del 10.07.2024:
Il romanzo, pubblicato postumo con Feltrinelli nel 1958 (dopo essere stato proposto senza successo a Mondadori ed Einaudi), rappresenta un capolavoro della letteratura italiana (ha vinto il Premio Strega nel 1959) e non solo. Un classico senza tempo. Un romanzo storico che non dimentichi.
Ambientato nella Sicilia risorgimentale nell’arco di tempo che va dal 1860 (con l’arrivo dei Garibaldini a Marsala) al 1910.
Nelle otto “parti” si descrivono con uno stile raffinato e coinvolgente gli avvenimenti che riguardano l’affascinante figura del Principe Fabrizio di Salina e della sua numerosa famiglia. Si raccontano i mesi trascorsi nell’aristocratica residenza estiva di Donna Fugata dove l’affezionato nipote di don Fabrizio, Tancredi, conoscerà la futura bellissima sposa Angelica, figlia di Don Calogero Sedara, ricco sindaco del paese e rappresentante della nuova classe sociale borghese.
Finisce l’era borbonica e la Sicilia viene annessa al Regno di Sardegna ma l’isola non è ancora pronta né in realtà lo desidera. Tutto cambia affinché nulla cambi. E così Don Fabrizio rifiuta, con riflessioni profonde e realistiche, la carica di senatore del neo regno sabaudo che gli era stata offerta: riflessioni che emergono in tutto il romanzo, sulla vita, sulle stelle, sulla morte e che ci regalano un ritratto della sua amata Sicilia indimenticabile.
Nelle otto “parti” si descrivono con uno stile raffinato e coinvolgente gli avvenimenti che riguardano l’affascinante figura del Principe Fabrizio di Salina e della sua numerosa famiglia. Si raccontano i mesi trascorsi nell’aristocratica residenza estiva di Donna Fugata dove l’affezionato nipote di don Fabrizio, Tancredi, conoscerà la futura bellissima sposa Angelica, figlia di Don Calogero Sedara, ricco sindaco del paese e rappresentante della nuova classe sociale borghese.
Finisce l’era borbonica e la Sicilia viene annessa al Regno di Sardegna ma l’isola non è ancora pronta né in realtà lo desidera. Tutto cambia affinché nulla cambi. E così Don Fabrizio rifiuta, con riflessioni profonde e realistiche, la carica di senatore del neo regno sabaudo che gli era stata offerta: riflessioni che emergono in tutto il romanzo, sulla vita, sulle stelle, sulla morte e che ci regalano un ritratto della sua amata Sicilia indimenticabile.

proposta di Cristiana del 10.07.2024:
Come anticipato durante la riunione, in una fase storica e geopolitca in cui il pensiero occidentale è duramente contestato, propongo la lettura di un classico del 900 cinese, letto da mio figlio Umberto che vive in Cina.
In base all’analisi della letteratura cinese rispetto a quella occidentale, come mi è stato riferito, e quindi attraverso la lettura di questo classico, dovremmo ricavare la basilare differenza che ha notato lui, per cui nella letteratura cinese l’introspezione del personaggio conta poco, mentre la narrazione si costruisce sugli eventi esterni, letteratura come specchio di una società non individualista, e più mossa da dinamiche collettive.
Quanto alla trama, racconta la vita di un tiratore di risciò a Pechino negli anni 20. Il ragazzo, inizialmente onesto e dedito al lavoro, verrà travolto dagli eventi storici, finendo col perdere la propria onestà e il proprio rigore.

proposta di Costanza del 10.07.2024:
Dall’autore del premio Strega “Due
vite” un altro romanzo che mi è piaciuto molto. Trevi scrive questo libro come
omaggio al padre, psicoanalista junghiano, riuscendo ad accostare
considerazioni e approfondimenti sugli studi psicoanalitici a esilaranti sipari
sulla sua rocambolesca vita da scapolo, descrizioni di visioni e invasioni
notturne, traslochi senza un senso logico e scelte di vita apparentemente
assurde. E poi Trevi scrive in modo molto efficace con un uso elegante e
gradevole della lingua. “..e ogni volta che rileggo le parole del grande poeta,
-l’anima è straniera sulla terra-, è a lui che penso. Se è straniera, non sa la
strada, e questa di per sé è una cosa buona, perché non c’è nessuna strada da
insegnare al prossimo, chi insegna strade è sempre un imbroglione; ma
soprattutto se è straniera non è mai interamente qui, una parte di sé manca
all’appello, è rimasta nel posto da dove è venuta e dove non sa ritornare.”

proposta di Paola del 10.07.2024:
Romanzo di
impostazione classica, per scrittura, struttura (tutt’altro che minimalista!),
trama (una grande saga famigliare, secondo la miglior tradizione….), ma in cui
poi, a sorpresa, nulla di quanto accade era facilmente immaginabile,
nessun personaggio si comporta come ci si sarebbe aspettati e,
soprattutto, il lieto fine è rigorosamente vietato … Un altro
bell’esempio di come la letteratura americana sia capace di rinnovarsi senza tradire mai le sue radici.


proposta di Paola del 10.07.2024:
L’autore dell’impronunciabile nome ha un talento narrativo irresistibile: il suo racconto delle guerre etniche avvenute in Sri Lanka negli anni 80 è al contempo drammatica e comica, e riesce nel miracolo di evocare simultaneamente atmosfere alla Graham Green ed il realismo magico del miglior Salman Rushdie di “I figli della mezzanotte” e “La vergogna”; inoltre, la voce del protagonista Maali (fotoreporter freelance triplogiochista, consumato giocatore d’azzardo e omossessuale molto, molto promiscuo) è di quelle che riesce difficile dimenticare.
proposta di Patrizia del 10.07.2024:
La famiglia Mulvaney è la famiglia perfetta che tutti ammirano e invidiano.
I genitori e i quattro figli dividono il tempo tra studio e lavoro e contribuiscono alle attività legate alla fattoria in cui vivono.
Già dalle prime pagine si inizia a parlare di un qualcosa che è accaduto e ha spezzato questo idillio.
La sera di San Valentino, dopo una festa, la dolce figlia Marianne subisce uno stupro.
Da qui tutto cambia e inizia la dissoluzione della famiglia.
Marianne non vuole denunciare, perché si ritiene colpevole anche lei dato che aveva bevuto troppo e il padre non riesce ad accettare la cosa
La famiglia si divide e ognuno andrà per la sua strada e a rifarsi una vita non più legato ai condizionamenti di una famiglia a suo modo oppressiva
Dopo molti anni, il 4 luglio del 1993, si ritroveranno insieme la mamma, Marianne con marito e figli e i tre fratelli per una giornata quasi di festa.




Così ci scrive un autore!
Gentile Valeria,
sono Navid Carucci, scrittore di origine italo-iraniana uscito a fine marzo in libreria con il romanzo "La luce di Akbar" per le Edizioni La Lepre.
La vicenda si svolge nell'India moghul del XVI secolo, "quella splendida koinè eurasiatico-mediterranea distesa tra Xian, Samarcanda, Delhi, Isfahan, Gerusalemme, Istanbul, Mosca, Praga, Vienna, Roma, Parigi, Bruges e Granada, che nasce dalla solare meteora di Alessandro Magno e si distende fra Via degli Aromi e Via della Seta collegando i secoli dal IV avanti Cristo al nostro" (dalla prefazione di Franco Cardini). Attraverso gli occhi del dodicenne Sami, apprendista pittore e amico dell'irrequieto primogenito dell'imperatore Akbar, assistiamo all'inaudito tentativo di quest'ultimo di fondare una Casa del Culto in cui dare uguale dignità a tutte le etnie e a tutte le fedi del suo impero: inevitabili i conflitti e le ripercussioni nella sua corte, soprattutto tra gli ulema msuulmani e i missionari gesuiti. Temi portanti del romanzo sono l'amicizia, l'incontro fra persone distanti per rango e destino, le ossessioni del potere, la difficoltà ad accogliere l'eredità dei padri, il dialogo fra civiltà.
Trovate qui una scheda sintetica de "La luce di Akbar", che ha ricevuto un'ottima accoglienza con articoli su Il Foglio, La Gazzetta di Mantova, Internazionale, L'Osservaore Romano e il Venerdì - proprio oggi - oltre che recensioni su vari blog (la più dettagliata su "Il pesciolino d'argento"), una puntata di Eureka Street e presentazioni online tra cui quella alla Libreria Nuova Europa con lo scrittore Paolo Di Paolo.
Mi auguro che il romanzo possa interessare al vostro gruppo di lettura, e mi dichiaro fin d'ora disponibile a partecipare - online o in presnza, quando sarà possibile - a un incontro con i lettori.
Al termine della lettura di questo libro, dopo avere ripercorso la traiettoria che conduce Nicola Panevino dal suo ufficio al tribunale fino al plotone di esecuzione, resta, oltre a tanta commozione, una domanda forse non banale.
Perchè?
Perchè Panevino, giovane magistrato al quale si schiudeva una brillante carriera, sposato con una donna meravigliosa e appena diventato padre, mette tutto a repentaglio scegliendo di entrare nella Resistenza? Perchè compie la scelta più rischiosa, quando per garantirsi una vita piena di soddisfazioni gli sarebbe bastato tenere un basso profilo, uniformarsi anche solo esteriormente all’ideologia fascista, continuare il suo lavoro quotidiano, magari illudendosi di mantenere il dissenso interiore come alibi morale? Non esporsi troppo, tirare avanti, compiacere i gerarchi ed i loro alleati nazisti, aspettare tempi migliori… Non era ciò di cui la moglie lo implorava? Non era ciò che facevano tutti gli altri?
Certo, Nicola Panevino non è come tutti gli altri. Lo dimostra coi fatti. Mette deliberatamente a rischio la carriera, l’agiatezza, la sicurezza: mette tutto in gioco e perde tutto, e finisce la sua esistenza in mano ai carnefici, senza neanche la consolazione di sapere se il suo sacrificio sarebbe servito a qualcosa, se sarebbe stato ricordato nel futuro. Muore combattendo da volontario una battaglia di cui non poteva conoscere l’esito. Perchè?
Il libro ci mostra diversi aspetti della personalità di Panevino che devono avere influito sulla sua scelta: il forte senso della giustizia, la fede cristiana, il sentimento di affettuosa solidarietà verso gli umili. E poi ci sono le frequentazioni con un ambiente stimolante come quello di Giustizia e Libertà. Ma, senza trascurare l’importanza dei condizionamenti culturali, e quella del caso che governa le nostre esistenze, c’è un episodio, tra i tanti narrati in questo libro, che può guidarci verso una risposta. Mi riferisco al ripugnante funzionario che, un giorno, costringe Panevino a uscire dal suo ufficio ed a ritornare all’esterno del tribunale per salutare romanamente la sentinella, dopo che il giudice si era dimenticato di farlo al suo arrivo perchè assorto in una conversazione. E’ un dettaglio che meglio di tanti esempi, magari ben più drammatici, ci permette di capire l’intima, pervasiva odiosità di un regime totalitario: di un regime, cioè, dove è obbligatorio avere le idee dei Capi, dove è doveroso manifestare, sempre con il massimo zelo, l’ossequio alle parole d’ordine, ai cerimoniali, al Pensiero Unico. Un mondo dove non c’è posto per le opinioni personali, dato che il Duce ha sempre ragione.
Un mondo di schiavi.
Anche se abbiamo studiato un po’ di storia, e siamo quindi informati sulle tragedie in cui il Paese fu gettato dalla dittatura, possiamo percepire solo in parte l’atmosfera in cui Panevino visse e maturò la sua decisione. Per nostra fortuna, infatti, noi non abbiamo mai avuto alcuna esperienza di che cosa volesse dire vivere sotto il Fascismo. Non abbiamo mai dovuto affrontare le quotidiane umiliazioni, i soprusi piccoli e grandi, l’ingiustizia eretta a sistema politico. Ecco perchè ci appare, come per un’illusione ottica, che uomini come Panevino avrebbero potuto rifugiarsi nella loro sfera privata per attraversare indenni la tempesta. In realtà non c’era un privato dove isolarsi. Non si poteva pensare di chiudere il regime fuori della porta di casa. Il Fascismo bisognava accettarlo, rinunciando ad ogni forma di dignità personale, o combatterlo.
Panevino decise di combatterlo, non per un’astratta fede politica, né perché spinto dalle circostanze, ma per rispetto della propria dignità. Ed è grazie al sacrificio degli uomini come lui se oggi noi abbiamo perso la memoria stessa di quanto mortificante fosse vivere sotto la dittatura.
Panevino fece la scelta più difficile, in fondo, per evitare che la dovessimo fare noi.
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